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Inverno 2023-24. Neve e precipitazioni non mancano in Alpi Giulie, ma le temperature sono sballate

Aggiornamento: 14 feb

A cura di Renato R. Colucci

In quota si registra un innevamento normale nell’inverno 2023-24, mentre sotto i 1500 m non c’è quasi nulla ed i fondovalle alpini sono verdi. Caduti 59 cm a Sella Nevea, 4 metri e mezzo al Rifugio Gilberti e quasi 7 metri alla Kredarica.


Andamento cumulato giornaliero dello spessore di neve al suolo presente nelle località di Sella Nevea, Livinal Lunc, Rifugio Gilberti e Kredarica, lungo un transetto virtuale altitudinale di circa 1400 m


Quando l’80% dell’inverno se n’è ormai andato, nei fondovalle alpini si dovrebbe registrare il picco di neve invernale al suolo prima dell’inizio del disgelo primaverile, ma in pratica non c’è nulla da fondere. La poca neve che c’era la settimana scorsa, e solo all’ombra, è stata “lavata” via dalle decine di millimetri di pioggia caduta nel corso dello scorso weekend.


Le proiezioni meteo a breve termine ci mostrano l’ennesimo anticiclone subtropicale espandersi sull’Europa centrale e le Alpi portando temperature abbondantemente sopra le medie normali di metà febbraio, e più consone alla fine di aprile. Lo zero termico si porterà di nuovo oltre i 3000 metri mentre la campana protettiva alle correnti occidentali offerta dall’anticiclone non permetterà l’ingresso di perturbazioni dirette verso le Alpi.


L'anomalia di temperatura alla quota geopotenziale di 850 hPa previsat per venerdì 16 febbraio da ECMWF. fonte wxcharts.com


Questo breve resoconto di fine inverno, esclusivamente rivolto alla situazione della neve presente in Alpi Giulie, è riassunto nei grafici cumulativi che seguono.


A Sella Nevea l’innevamento è del tutto effimero con 3 cm misurati dal nivometro manuale della stazione meteorologica SMAA, presso il campo AINEVA. In realtà questo valore possiamo definirlo in eccesso in quanto il paese di Sella Nevea di fatto presenta innevamento naturale al suolo solo sporadicamente ed in limitate zone d’ombra.


Altezza della neve giornaliera nell'inverno 2023-24 (curva marrone). Per confronto sono riportati anche gli inverni 2022-23 e 2021-22.


La sommatoria della neve caduta nella stagione invernale (Hn) è pari a 59 cm. Il massimo di neve al suolo si è toccato il 19 gennaio scorso nel pomeriggio con 25 cm al suolo, ridotti a 20 la mattina seguente. Il dato è davvero scarso per una località come Sella Nevea che finora registra uno spessore neve al suolo medio di appena 11 cm dal 26 novembre 2023, primo giorno con neve al suolo, ed è paragonabile al dato medio normale che si verifica nella località di Grozzana, sul carso costiero, a 500 metri di quota.


La situazione dell'innevamento presso la stazione meteorologica SMAA di Sella Nevea la mattina del 13 febbraio 2024. Immagine webcam ore 10.49


Salendo di quota, al campo neve presso il Rifugio Gilberti (1850 m), l’innevamento migliora sensibilmente ed è di fatto al momento vicino alla media storica, pur essendo stato generalmente lievemente sotto media per la maggior parte del tempo. L’anomalia negativa non è mai stata però significativamente importante e sempre contenuta ben all’interno di una deviazione standard.


Altezza della neve giornaliera nell'inverno 2023-24 alla stazione automatica del Livinal Lunc e dai dati manuali del campo neve presso il Rifugio Gilberti. Per confronto sono riportati anche gli estremi minimo del 2001-02 e massimi del 2008-09 e 2013-14. L'andamento medio è dedotto da quello del Livinal Lunc accoppiato a quello manuale del Rifugio Gilberti, quest'ultimo disponibile per un intervallo invernale inferiore


Al 12 febbraio, dopo le correzioni del caso, si misurano 198 cm al Livinal Lunc e 230 cm al suolo al Rifugio Gilberti. La sommatoria della neve caduta fino al 12 febbraio è pari a 456 cm, e rappresenta un buon valore visto che la media storica invernale vede complessivamente quasi 7 metri di accumulo.


Il valore al suolo risente solo parzialmente della fase estremamente mite di fine gennaio/inizio febbraio, esclusivamente a causa della poca radiazione solare e dell'aria secca associata alla massa d'aria.


La situazione dell'innevamento in Canin nell'immagine di questa mattina alle ore 11 grazie alla webcam presso gli impianti di risalita del Rifugio Gilberti


Salendo ulteriormente di quota la situazione cambia drasticamente ed all’osservatorio della Kredarica (2514 m) in Alpi Giulie slovene, notiamo come in questa prima parte dell’inverno l’innevamento sia stato molto superiore alla media, ed in particolare tra l’inizio di dicembre e metà gennaio.


In ben tre occasioni, infatti, lo spessore al suolo ha registrato una anomalia positiva significativa e leggermente superiore ad una deviazione standard. Al 12 febbraio si misurano 241 cm di spessore, perfettamente in linea con il dato storico 1979-2022, mentre la sommatoria neve fresca è pari a 681 cm.


Altezza della neve giornaliera nell'inverno 2023-24 all'Osservatorio della kredarica (2514 m) grazie ai dati forniti dal servizio meteorologico della Slovenia. Per confronto sono riportati gli estremi massimi giornalieri del periodo 1979-2022.


La fase estremamente mite della seconda metà di gennaio con valori di temperatura da inizio estate ha indotto una prematura ed elevata fusione in quota con una perdita significativa di spessore che, al netto dell’assestamento del manto nevoso, è quantificabile in circa 50-70 cm. Le nevicate dello scorso week end hanno portato il manto nevoso a riallinearsi al dato storico medio.


La situazione dell'innevamento presso l'osservatorio della Kredarica nell'immagine di questa mattina alle ore 10.10 (09.10 UTC) grazie alla webcam dell'ARSO


Quanto delineato fin qui di fatto non stupisce particolarmente e anzi descrive quello che ci si aspetta in una fase di rapido riscaldamento. L’evoluzione osservata in questo inverno ricalca quanto la modellistica climatica pronostica da decine di anni e riassumibile nei seguenti punti:

  • Innalzamento della quota neve con modifica nel partizionamento pioggia/neve durante la precipitazione invernale e graduale aumento della frazione piovosa a discapito di quella nevosa, più avvertibile alle quote basse;

  • generale aumento medio delle precipitazioni valutabile non in una singola annata ma sul medio/lungo periodo;

  • maggiore alternanza e durata dei periodi secchi e concentrazione delle precipitazioni in eventi singoli di intensità maggiore (=aumento degli eventi di precipitazione intensa) dovuti al surplus di vapore acqueo trattenuto in atmosfera a causa dell’aumento medio della temperatura in troposfera.


Detto questo, se la stagione di accumulo si avvicina alla fine a bassa quota, normalmente verso la fine di febbraio/inizio di marzo, in quota essa normalmente prosegue fino almeno alla prima decade di aprile al Rifugio Gilberti e fino alla fine di aprile/inizio maggio alla Kredarica.


Tutto ciò non preclude il possibile verificarsi di ulteriori nevicate a bassa quota ovviamente, e per diverse settimane ancora, ma è chiaro che l'aumento della radiazione solare e delle ore di luce giornaliera diventerà via via più intenso e rapido traghettando le vallate verso la primavera, di anno in anno sempre più precoce.


Non va comunque dimenticato che negli ultimissimi anni ci siamo abituati a vivere fasi prettamente invernali in primavera inoltrata, come nel caso eclatante dell'aprile 2021 con il ritorno della neve fino in pianura e sul Carso. Tali fasi però sono di breve durata e del tutto effimere sul bilancio invernale delle zone di montagna a cui le nostre Alpi Giulie, e Carniche, non fanno eccezione.


Società Meteorologica Alpino-Adriatica

Istituto di Scienze Polari - CNR


Un ringraziamento a Gianluca Pistrin per la costante opera di verifica e controllo sui dati neve delle Alpi Giulie friulane.

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