• Renato R. Colucci

Criosfera & Clima

Ice patch orientale del Canin: Bilancio di massa positivo alla fine dell'anno idrologico 2019-2020 e fino a 20 m di spessore residuo

La temperatura media dei primi 9 mesi del 2020 è però la più alta dall’inizio delle misurazioni sulle Alpi orientali, nel 1851


Il 30 settembre scorso, ultimo giorno dell’anno idrologico 2019-2020, si sono svolti i rilievi glaciologici presso il glacionevato (ice patch) orientale del Canin. Tale apparato glaciale, pur “declassato” a glacionevato, mantiene comunque ancora una debole dinamica (movimento verso valle) dovuta alle deformazioni interne ed al movimento lineare lungo il leggero pendio rivolto a nord sotto alle pareti del Monte Ursich (2543 m)



Figura 1

Vista panoramica dal circo glaciale del Canin verso la val Raccolana e il gruppo del Montasio-Jof Fuart


Le misure di bilancio di massa su questo apparato glaciale sono eseguite con continuità dal 2011 e forniscono, assieme a quelle parallele coordinate dall’Università di Udine sul ghiacciaio del Montasio, dati molto importanti sulla evoluzione recente della criosfera delle Alpi Giulie. Tali ricerche si completano con gli studi sulla criosfera ipogea e sul Permafrost che interessano molte delle innumerevoli cavità del massiccio del Canin ed in generale dei rilievi montuosi calcarei del Friuli Venezia Giulia (per questo si veda www.c3project.net).

Parallelamente alle consuete misure di Bilancio di Massa, per valutare le variazioni volumetriche e appunto di massa, è stato eseguito un rilievo Ground Penetrating Radar (GPR; Figura 2) atto a verificare principalmente gli spessori residui del corpo glaciale stesso, oltre alle caratteristiche interne del glacionevato. I risultati preliminari indicano un lieve aumento della massa complessiva rispetto alle misure effettuate ad ottobre 2019, in totale controtendenza a quanto osservato generalmente a livello alpino dove si osservano anche quest’anno bilanci di massa diffusamente negativi sui principali apparati glaciali monitorati. Il rilievo GPR ha inoltre evidenziato uno spessore medio del corpo glaciale ancora tutto sommato cospicuo, con spessori massimi prossimi ai 20m nella porzione più a valle (Figura 2).

Figura 2

Sopra: l’ice patch orientale del Canin con la squadra GPR intenta ad eseguire il rilievo

Sotto: Prima elaborazione del rilievo GPR eseguito sul glacionevato orientale del Canin dal team misto composto da Università di Trieste, CNR, UMFVG e ufficio neve e valanghe del FVG. Si evidenziano il ghiaccio più antico, le porzioni di detrito, il firn e ghiaccio più giovani di neo formazione e la neve residua superficiale dell’inverno 2019-2020. Il rilievo così come pubblicato in questa figura non è ancora stato corretto per la quota topografica

I dati dello spessore (Figura 2) sono confrontabili con quelli eseguiti nel 2011 e spiegano le peculiarità della risposta della criosfera delle Alpi Giulie al cambiamento del clima avvenuto, in maniera particolarmente accentuata, negli ultimi 30 anni. Nonostante le estati in quota siano state via via sempre più lunghe e calde, l’occorrenza di eventi estremi stagionali di precipitazione invernale in alcune annate (Nel 2008-09 così come nel 2013-14 ad esempio), ha di fatto aumentato l’apporto nevoso sugli apparati delle Giulie e quindi controbilanciato l’inequivocabile maggiore fusione estiva misurata.

Quanto osservato sulle Alpi Giulie è qualcosa di molto localizzato e peculiare di questo settore alpino, mentre sul resto delle Alpi i ghiacciai si trovano in una situazione di tipo parossistico e stanno rapidamente riducendosi non essendo più in equilibrio con il clima attuale.

Oltre alle misure di Bilancio di Massa, UMFVG ha colto l’occasione per una manutenzione straordinaria della stazione meteorologica automatica del Canin sita a 2300 m di quota (Figura 3).


Figura 3

Luca Ziani e Andrea Moretto (UMFVG) intenti alle operazioni di manutenzione sulla stazione meteorologica assieme a Marco Di Lenardo (Parco Naturale delle Prealpi Giulie) non visibile in questa foto


Sono state messe le basi per la futura trasmissione dei dati da remoto che, questo è l’auspicio, permetterà nel prossimo futuro di eseguire lo scarico dati senza doversi recare sul posto.

Dal punto di vista termico, l’andamento dei primi 9 mesi dell’anno ha confermato l’inesorabile trend al riscaldamento in atto ormai da decenni. La temperatura media misurata dal 1 gennaio al 30 settembre è risultata essere di 3.5°C ed è dal 1984 ormai che nello stesso arco temporale non si osservano medie complessive inferiori a 0°C. Prima degli anni ’80 era una consuetudine ricorrente, mentre prima degli anni ’20 una consuetudine molto ricorrente (figura 4). In pratica nel 2020 i mesi di gennaio, febbraio, aprile, agosto e settembre sono stati decisamente più caldi del normale, gennaio addirittura in maniera eccezionale essendo stato il secondo gennaio più caldo in 170 anni di osservazioni della temperatura in alta quota nelle Alpi Orientali. Estremamente caldi anche febbraio, aprile ed agosto. I mesi di marzo, maggio, giugno e luglio sono risultati invece allineati all’andamento termico normale del periodo 1981-2010 (Figura 5).


Figura 4

La temperatura media dell’aria a 2200 m in Alpi Giulie mediata sul periodo gennaio-settembre per ogni anno considerato a partire dal 1851, anno di inizio delle osservazioni meteorologiche nelle Alpi Orientali



Figura 5 Andamento delle temperature medie mensili di ogni anno (curve azzurre) messe a confronto con la climatologia 1981-2010 (curva nera) ed i primi mesi del 2020 (curva arancione)



Figura 6

Il team impegnato il 30 settembre 2020 nelle misure di bilancio di massa all’ice patch orientale del Canin.

A cura di R.R. Colucci, Gruppo di ricerca Clima e Paleoclima ISMAR-CNR & UMFVG

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