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  • Renato R. Colucci

Confermato il previsto ritorno a condizioni invernali dopo il più mite inizio gennaio di sempre.

Aggiornamento: 16 gen

A cura di Renato R. Colucci

Ancora una volta ottimi risultati dal modello europeo ECMWF che 8 giorni fa aveva ben visto l'intenso terzo cavo d'onda, successivo allo smantellamento dell'anticiclone sub-tropicale. Ora la configurazione sinottica torna finalmente ad essere decisamente invernale con temperature che, gradualmente, scenderanno nel corso della settimana. Prima lo faranno in quota e nella seconda parte della settimana anche al suolo. Abbondanti nevicate su Alpi Giulie e Dinariche, meno copiose su Carniche e Dolomiti, più sottovento ai flussi sud-occidentali. Possibile neve a quote molto basse nella seconda parte della settimana con l'avvio anche di correnti orientali al suolo (Bora).



LA SINOTTICA


Analizziamo la probabile evoluzione sinottica relativa ai prossimi 7 giorni, da lunedì 16 a domenica 22 gennaio 2023. Per farlo ci avvaliamo in particolare del modello europeo ECMWF che si dimostra costantemente il migliore nell’interpretare l’evoluzione meteorologica su scala europea.


E così infatti è stato anche in questa occasione. Ricorderete la settimana scorsa come sembrava essere particolarmente interessante il terzo cavo d'onda ipotizzato dal modello globale europeo, legato ad una marcata onda di Rossby con risalita degli indici geopotenziali in Atlantico.


Nell'immagine seguente, vediamo il confronto tra il pronostico a 10 giorni (a sinistra) dell'8 gennaio scorso e quello a 72 ore emesso oggi alle 12 grazie alla grafica wxcharts che illustra la situazione prevista per mercoledì 18 gennaio. Il tutto sembra davvero essersi realizzato con ottimo dettaglio. In questa occasione specifica, l'intensità della saccatura che entrerà gradualmente nel Mediterraneo sembra addirittura più marcata.



Non ci soffermiamo a commentare la situazione attuale che vede copiose precipitazioni in particolare su tutto il settore orientale del FVG, meno sul settore carnico.

Vediamo piuttosto come proseguirà questa nuova fase meteorologica, dopo il decisivo cambio di configurazione appena avvenuto.


Nella carta a destra dell'immagine sopra, centrata appunto per metà della settimana 3-2023, vediamo come l'anomalia negativa di pressione alla quota geopotenziale di 500 hPa sia di circa 50 hPa sul centro della Francia. Questo significa, per quantificare il tutto in maniera più intuitiva, che è come se la troposfera si abbassi in quel punto di 550 m.


Con la carta seguente, grazie alla grafica tropicaltidbits che mostra i campi di pressione previsti a 500 hPa per la notte tra martedì 17 e mercoledì 18, vediamo come questo si traduca in valori mediamente di 5220 m sul settore alpino meridionale. Tale valore, con le condizioni termiche giuste, sarebbe generalmente favorevole al verificarsi di nevicate fino al livello delle pianure del Nord Italia.




Nell'immagine appena inserita sopra, si vede peraltro molto bene come a quella quota gran parte dell'Alpeadria sia interessato da intense correnti sud-occidentali che risulterebbero particolarmente fredde in quota.


Nell'immagine seguente possiamo vedere come all'alba di mercoledì 18 gennaio vi sia prevista un'isoterma di circa -30°C a 5225 m passare proprio sopra la verticale di Trieste e di Ljubljana, e valori tra -32°C e -36°C sull'Italia Nord Occidentale. Il tutto associato, come detto, a forti venti sud-occidentali.


Campi di temperatura ed altezza del geopotenziale a 500 hPa secondo il modello ECMWF alle 06 UTC del 18 gennaio


A 48 ore dall'immagine sopra, vediamo come isoterme tra -32°C e -36°C entrino addirittura sul Nord Africa, anche se a quote geopotenziali 200 metri più alte. Ciò non toglie si tratti di valori particolarmente significativi. Il dettaglio è visibile nell'immagine successiva.


Il rialzo dei geopotenziali sarà però il primo segnale del graduale indebolimento della saccatura, che nel frattempo sarà comunque stata in grado di far ritornare l'inverno sull'Europa e sull'intero Bacino del Mediterraneo. Copiose nevicate, in particolare sui versanti esposti alle correnti sud-occidentali, avranno già abbondantemente imbiancato Appennino, Alpi Giuie ed Alpi Dinariche, queste ultime particolarmente esposte con questo pattern sinottico.


Campi di temperatura ed altezza del geopotenziale a 500 hPa secondo il modello ECMWF alle 00 UTC del 20 gennaio



Scendendo più in basso in troposfera, andiamo a vedere come si dovrebbe comportare la colonna d'aria più in prossimità del suolo. Lo facciamo, dando un occhio alle carte previste a 925 hPa, ossia la quota normalmente pari a 700 m s.l.m. Stanti i geopotenziali in quota, la stessa la ritroveremo verosimilmente 100-150 m più in basso del normale.


Per quanto riguarda l'immagine successiva, quindi, centrata nella notte tra martedì 17 e mercoledì 18, notiamo che il flusso sud-occidentale è presente anche alla 925 hPa. La quota di riferimento sull'Alpeadria sarà leggermente inferiore ai 550 m, con valori di temperatura in libera atmosfera tra gli 0°C dell'Austria ed i +5°C circa della punta meridionale dell'Istria.


Campi di temperatura ed altezza del geopotenziale a 925 hPa secondo il modello ECMWF alle 00 UTC del 18 gennaio


Queste temperature non permettono nevicate in pianura ma la neve potrà comunque cadere a quote relativamente basse, localmente fino a 300-400 m su Slovenia, Carinzia e alto Friuli. I valori molto bassi di temperatura in quota, associati ai bassi valori di geopotenziale, potranno infatti portare al verificarsi di fasi convettive particolarmente significative.


In queste situazioni invernali, una delle tipologie di precipitazioni caratteristica che può verificarsi sulle coste e sulle pianure dell'Alpeadria, così come sul Carso, e la gragnola, il cui termine più appropriato e corretto è graupel. Potremo definirla una sorta di precipitazione a metà strada tra la neve e la grandine, ma da non confondere con quest'ultima.


Ne avevamo ampiamente parlato più o meno un anno fa in occasione di una fase caratterizzata da frequenti rovesci di graupel sul Carso costiero in corrispondenza del 6 gennaio 2021. Nell'immagine sotto un esempio di quanto vi sto descrivendo.



Fasi convettive, eventualmente temporalesche, saranno favorite in particolare dal forte gradiente termico che si genererà tra la superficie marina del Nord Adriatico, straordinarimente calda in questo inverno, e le basse temperature in quota.


Proprio mercoledì vi saranno più o meno 40-50 °C di differenza tra la temperatura del mare e quella dell'atmosfera in quota 5200 metri più in alto.


La tendenza generale, a partire dalla seconda metà della settimana, è però quella di un graduale raffreddamento anche degli strati più bassi della troposfera. Questo perchè le precipitazioni favoriranno il graduale travaso dell'aria gelida artico-marittima dalla quota ai bassi strati.



Evoluzione dei campi di temperatura al suolo da martedì 17 a domenica 22 gennaio


Nel dettaglio seguente vediamo come venerdì tutta l'Alpeadria si troverà con una superficie geopotenziale 925 hPa abbondantemente sotto lo zero, ad una quota approssimativa di 750 m. Lo zero termico, quindi, potrebbe posizionarsi ovunque al di sotto di questa quota e raggiungere i 500 m circa su FVG e Slovenia.


Campi di temperatura ed altezza del geopotenziale a 925 hPa secondo il modello ECMWF alle 00 UTC del 20 gennaio


A questo punto, però, il grosso delle precipitazioni sarà ormai alle spalle, con una circolazione che si disporrà prevalentemente da Nord-Est su tutta l'Alpeadria nei bassi strati. Questa situazione sarà favorita da due fattori: 1) il cut-off della saccatura principale che isolerà una goccia fredda in quota proprio sul Mediterraneo alla quale sarà associata una depressione anche al suolo; 2) la formazione di un lungo ponte anticiclonico che si distenderà dalle Azzorre fin verso la Russia.


Sul bordo orientale di questa struttura inizieranno a scorrere correnti di aria fredda al suolo dirette verso il Mediterraneo. Va da sè che sul settore russo-europeo al momento le temperature non sono particolarmente rigide, e quindi non vi è un serbatoio di freddo particolarmente significativo, tale da far pensare a condizioni di freddo intenso.


Ciò nonostante l'innesco di vento di Bora a partire da giovedì porterà a diversi giorni consecutivi con Bora moderata e freddo moderato in particolare su Alpi Dinariche e Carso. Nell'immagine seguente, vediamo la possibile formazione del lungo ponte anticiclonico esteso dalle Isole Azzorre fin dentro la Russia. I massimi relativi al suolo sono di 1034 hPa su Azzorre e Germania e 1042 hPa sulla Russia meridionale. Quest'ultimo, però, non è una vera e propria propaggine dell'Anticiclone termico Russo-Siberiano.

Campi di pressione al suolo secondo il modello ECMWF alle 12 UTC del 21 gennaio


Proprio in questa fase, la formazione della depressione al suolo sul Mediterraneo successiva al cut-off, rimane al momento l'incognita meno prevedibile nei suoi dettagli, sulla nostra area di interesse. Non è da escludere che la formazione di minimi secondari sull'Alto Adriatico tra giovedì e domenica, possa portare a brevi fasi nevose fin sulle coste con bufere di neve dal Carso al Velebit. Con questa situazione, i rovesci nevosi potrebbero interessare anche le pianure del Friui Venezia Giulia, ed in particolare la bassa friulana e le lagune.


Saranno sicuramente copiose invece le nevicate da stau (sbarramento orografico) che si verificheranno ancora sulle Alpi Dinariche. Va sottolineato che saranno proprio le Alpi Dinariche a ricevere verosimilmente i quantitativi maggiori di precipitazioni e quindi di neve nel corso dell'intera settimana, esposte come saranno sia ai flussi umidi e freddi sud-occidentali, sia a quelli successivi nord-orientali.


Nel dettaglio seguente, le precipitazioni totali previste fino a domenica 22 gennaio, ed in quello successivo il dettaglio riferito ai centimetri di neve al suolo presenti alla data del 22 gennaio prossimo, che somma quindi anche la neve attualmente già presente al suolo.



Il dettaglio sopra, proposto da ECMWF, qualora si verificasse (ma la distanza temporale impone ancora molta cautela) potrebbe vedere gran parte del territorio dell'Alpeadria coperto di neve alla fine della settimana entrante. Sarebbe davvero un gran riscatto di questo inverno fino ad oggi così straordinariamente mite.


Mentre scrivo, infatti, sul Carso costiero si registra la 26esima giornata consecutiva con temperatura superiore alla media, mentre la prima decade di gennaio 2023 è risultata la più calda da quando esistono misurazioni di temperatura.


UNO SGUARDO PIU' LONTANO


A conclusione di quanto appena descritto, è interessante dare uno sguardo più in là. Quanto sta accadendo sull'Artico, infatti, merita di essere seguito con particolare attenzione.

Il vortice polare, che fino ad ora ha dimostrato essere particolarmente forte e chiuso in sede polare, inizia a mostrare i segni di una prossima, imminente destabilizzazione.


Nell'animazione seguente vediamo le proiezioni delle anomalie di temperatura alla quota stratosferica di 10 hPa, corrispondenti più o meno 31 km di altitudine, dove le temperature normali sono di circa -45°C.



Vi è peraltro, anche secondo il Climate Prediction centre della NOAA, una discreta possibilità di un imminente riscaldamento improvviso della stratosfera (Sudden Stratospheric Warming - SSW) così come evidenziato dal grafico seguente (dati osservati in rosso, dati previsti in verde).




Come ampiamente spiegato nell'articolo di approfondimento di due settimane fa , gli effetti di una tale situazione sono però di solito avvertibili al suolo non prima di 10-20 giorni, e non è mai predicibile, almeno sulla base delle conoscenze attuali, dove tale anomalia andrà poi a colpire effettivamente.


Non è quindi automaticamente detto che il collasso del vortice polare ed un SSW possano poi effettivamente portare ad una ondata di gelo in Europa o sul Mediterraneo.


In ogni caso, in questi giorni sulla Siberia si stanno registrando temperature effettivamente eccezionali anche per quei luoghi dove il gelo estremo è consuetudine. Nella giornata di domenica 15 gennaio, ad esempio, a Tongulakh in Siberia sono stati raggiunti i -62.4°C. Si tratta del record assoluto di stazione e della temperatura più bassa registrata in Russia dal 2002.


Inoltre, il dato del 15 gennaio 2023 rappresenta la temperatura più bassa in Russia per il mese di gennaio dal 1982. Il serbatoio di aria fredda in seno all'anticiclone termico russo-siberiano è quindi ben strutturato, e se un SSW dovesse estrinsecare i suoi effetti con un coinvolgimento diretto dell'Europa, potrebbe effettivamente portare ad un evento di gelo importante.


A tutt'oggi, tale prospettiva rimane solamente uno scenario possibile, ma con bassa predicibilità e scarsa probabilità di verificarsi.



Vi invito sempre a seguire gli aggiornamenti seguendo gli enti preposti oltre i servizi locali di allerta meteorologica. Quanto appena descritto non rappresenta infatti una previsione meteorologica ma una semplice occhiata volta a discutere la configurazione sinottica sulla base dei prodotti modellistici disponibili liberamente in rete.


Per le previsioni meteorologiche giorno per giorno sulla regione Alpeadria, vanno consultati i bollettini meteorologici forniti dai servizi meteorologici ufficiali osmer-arpa, zamg, arso


Le carte riportate e discusse in questo articolo, a volte modificate ed integrate, sono tratte dai portali wxcharts.com, tropicaltidbits, ventusky ed ecmwf tramite Licenza Attribution 4.0 International (CC BY 4.0). Per consultare gli aggiornamenti modellistici suggeriamo di collegarsi direttamente ai portali dedicati.

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