Mai così poca neve in quota sull’Alpe Adria da almeno 70 anni
- Renato R. Colucci
- 29 apr
- Tempo di lettura: 2 min

L'area sciistica del Rifugio Gilberti il 27 aprile 2026. Immagine webcam turismoFVG
È estremamente scarso l’innevamento sulle montagne dell’Alpe-Adria dopo un inverno eccezionalmente mite e con precipitazioni nevose scarse in quota. La percezione distorta di un buon innevamento invernale deriva esclusivamente dal fatto che, dopo diversi anni, le vallate delle Alpi orientali sono tornate a vedere un manto nevoso significativo al suolo, in particolare nel mese di febbraio, seppur limitatamente a poche settimane.
La realtà è ben diversa. Complice la scarsità di precipitazioni primaverili e temperature eccezionalmente elevate per il periodo, lo spessore della neve al suolo ha raggiunto livelli minimi da almeno 70 anni, ovvero da quando sono disponibili dati nivometrici nelle Alpi Giulie.
Il riferimento è all’osservatorio storico della Kredarica (2514 m, Alpi Giulie slovene). Questo osservatorio meteorologico d’alta quota vanta una delle serie climatiche più complete dell’intero arco alpino per altitudini superiori ai 2000 m, con misure giornaliere dell’altezza della neve al suolo disponibili dal 1955. Le osservazioni sono sempre state condotte con grande rigore. Si tratta infatti di uno dei pochi osservatori ancora presidiati 365 giorni l’anno da personale in loco, un vero gioiello della climatologia alpina.

Altezza giornaliera della neve al suolo misurata all'osservatorio della Kredarica, Alpi Giulie slovene
Dal 15 aprile, quindi ormai da due settimane, lo spessore nevoso al suolo risulta inferiore ai minimi giornalieri assoluti registrati negli archivi dell’ARSO, l’agenzia slovena per l’ambiente responsabile della rete meteorologica nazionale. Rispetto ai valori medi del periodo 1955–2025, mancano circa 2 metri di neve al suolo per questo periodo dell’anno.
Una situazione molto simile si osserva anche presso il Rifugio Gilberti (1836 m), dove il minimo assoluto storico è stato raggiunto proprio in questi giorni. Sebbene il deficit in assoluto sia leggermente meno estremo rispetto alla Kredarica, anche qui si registrano circa 2 metri di neve in meno rispetto alla media stagionale.

Altezza giornaliera della neve al suolo misurata nell'area del Rifugio Gilberti, Alpi Giulie italiane
Oltre alla scarsità di precipitazioni primaverili, negli ultimi giorni le temperature si sono attestate su valori tipici delle medie climatologiche di inizio giugno del secolo scorso (1901–2000). In altre parole, la curva climatica risulta anticipata di quasi un mese e mezzo rispetto a quel riferimento storico.
Eppure continua a imperversare la disinformazione. Si enfatizzano episodi molto localizzati come le intense nevicate sull’Appennino a fine inverno o le abbondanti precipitazioni su settori limitati delle Alpi occidentali a inizio stagione, per sostenere che non sia in atto alcun riscaldamento climatico.
E' di questi giorni una chicca della disinformazione che gira sui social e che indica il forte innevamento globale nell'emisfero settentrionale come la prova che non esista nessun riscaldamento del clima, mentre è da oltre 50 anni che i modelli climatici descrivono l'aumento delle precipitazioni nevose nelle aree settentrionali del pianeta come uno dei segni più chiari del riscaldamento atmosferico, proprio grazie alla maggiore disponibilità di vapore acqueo in atmosfera.
Trappole mediatiche che portano ad insinuare che ricercatori, enti di monitoraggio regionali e nazionali, e istituzioni scientifiche internazionali agiscano in modo coordinato per costruire una narrativa allarmistica, senza che sia chiaro a quale scopo.
Ma i dati e l’evidenza osservativa, come sempre, parlano da soli.
A cura di Renato R. Colucci
Istituto di Scienze Polari - CNR
Società Meteorologica Alpino-Adriatica



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