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  • Immagine del redattoreRenato R. Colucci

Il mare gelato a Trieste il 25 gennaio 1999. Altri Tempi di 25 anni fa.

Lo straordinario episodio occorso esattamente 25 anni fa, senza alcuna ondata di gelo ed in presenza di un mite anticiclone subtropicale


A cura di Renato R. Colucci

Istituto di Scienze Polari, CNR & Società Meteorologica Alpino-Adriatica

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Il mare congelato nel Porto di Trieste il 25 gennaio 1999. foto Archivio storico Il Piccolo, Giornale di Trieste


Sono passati esattamente 25 anni da allora, ed un evento di tale portata non si è mai più verificato nel Golfo di Trieste. Non stiamo ovviamente parlando di moli e strutture portuali ghiacciati a causa del binomio Bora forte e basse temperature, come accaduto ad esempio nel 2001, 2006, 2012, 2018, ma semmai della superficie marina ghiacciata tanto da sostenere il peso dei gabbiani.


E' questo quanto accaduto nelle giornate del 24 e 25 gennaio 1999 quando la superficie del mare del Golfo di Trieste, in condizioni di calma di vento quasi totale e mare praticamente piatto, riuscì a congelare in maniera estesa. Il congelamento della superficie marina interessò quasi tutta la fascia costiera per un paio di chilometri verso il largo, come testimoniato dalle osservazioni effettuate dal personale dell'Istituto Tecnico Nautico di Trieste, appositamente uscito in mare con l'imbarcazione Borino per documentare il fenomeno e raccogliere dati.



Estesa copertura di ghiaccio sulla superficie marina davanti a Grignano con la caratteristica morfologia delle prime fasi di nilas scuro, ghiaccio appena formato e poco spesso. Il leggero moto ondoso, comunque presente, porta a piccole fratture irregolari che donano l'aspetto simile a zattere galleggianti al ghiaccio. Se il processo si prolunga nel tempo e il freddo si intensifica, lo stadio successivo porterebbe alla formazione del così detto pancake ice.

Foto Aura Bernardi scattate con fotocamera digitale di 25 anni fa a bassa risoluzione


I telegiornali e la stampa riportarono ampiamente la notizia, come sul quotidiano locale Il Piccolo, giornale di Trieste. Nelle immagini sotto vediamo gli articoli apparsi nella giornata del 25 gennaio e del 26 gennaio 1999 nelle pagine della Cronaca della città.


La prima pagina della Cronaca di Trieste del 25 gennaio con il pezzo in alto a destra

Il dettaglio dell'articolo in Cronaca di Trieste del 25 gennaio 1999


La ripresa dell'evento il 26 gennaio 1999 con un'intervista al dott. Oreste Reale, modellista e climatologo dell'ICTP, in Cronaca di Trieste del Piccolo.


Durante gli inverni più rigidi o nel corso di ondate di freddo particolarmente significative, si è spesso osservata la formazione di un velo superficiale di ghiaccio negli angoli più tranquilli della zona portuale di Trieste, come ad esempio nel bacino della Sacchetta. Nell'immagine sotto un'immagine dei primi di gennaio 1979 proprio del bacino della Sacchetta.


Il bacino della Sacchetta nel porto di Trieste con la superficie marina leggermente ghiacciata ai primi di gennaio del 1979. Anche qui si notano le prime fasi di nilas scuro e la proto morfologia tipo pancake ice. Archivio ex Istituto Talassografico, foto Menin.


Nei ben famosi inverni del 1929 e 1956, peraltro, lo strato di ghiaccio fu anche particolarmente spesso ad esempio nel canale di Ponterosso, in grado di bloccare nella sua morsa le barche lì ormeggiate.

In quelle occasioni si poterono osservare anche le formazioni tipiche di pancake ice comuni nelle zone artiche.



Il Canale di Ponterosso a Trieste con la superficie marina ampiamente ghiacciata nel febbraio 1929. Si nota in primo piano il pancake ice a testimoniare l'avanzato grado di congelamento dovuto alle temperature estreme che si raggiunsero sulle rive triestine con una punta di -14.3°C, la più bassa temperatura mai registrata a Trieste in oltre 200 anni di climatologia disponibile. Archivio ex Istituto Talassografico, foto O.Sanzin.


Non vi è ricordo o testimonianza scritta però di un fenomeno così esteso e persistente come quello verificatosi il 24-25 gennaio 1999, e per questo motivo è sicuramente da considerarsi un evento di portata eccezionale per il Golfo di Trieste.


La cosa ancor più significativa è che nel 1999 l'inverno fu mite (anche se per i canoni attuali sembrerebbe freddo !). In particolare, nelle giornate del 24 e 25 gennaio, ed in quelle precedenti, la situazione meteo era caratterizzata dalla presenza di un anticiclone caldo con valori fino a 6-8°C al di sopra della norma in quota.


Sul Carso, secondo quanto riportato dal Bollettino della stazione meteorologica di Borgo Grotta Gigante, le temperature massime giornaliere erano decisamente miti per gennaio con valori tra 11°C e 13 °C, 13.4°C la massima il giorno 21. Le minime notturne scendevano leggermente sotto lo zero la notte e mattina presto ed il 25 gennaio si registrarono -2.5°C.


Nella tabella sotto sono riportati la quota dello zero termico e quota e temperatura dell'altezza geopotenziali di riferimento 850 hPa dal sondaggio di Udine Rivolto nelle due giornate. Si vede come la quota dello zero termico fosse attorno ai 2200-2300 m.


La situazione sinottica era caratterizzata da un possente anticiclone subtropicale, molto simile a quello che inizia ad interessarci in questi giorni del 2024 (con la differenza che i radiosondaggi delle ultime ore riportano uno zero termico tra i 2800 ed i 3000 m. 25 anni fa comunque i valori di temperatura erano ampiamente positivi in quota su gran parte dell'Europa e del Mediterraneo.


I campi di pressione al suolo e di temperatura in quota a 850 hPa alle 00 UTC del 25 gennaio 1999


Alla stazione meteorologica ARPA FVG del Molo Fratelli Bandiera, come si vede dai grafici sotto che riportano i dati orari di temperatura aria e umidità relativa, temperatura del mare e velocità del vento, pressione atmosferica, le condizioni erano caratterizzate da ventilazione molto debole o quasi assente in particolare il 24 gennaio.


L'elevata umidità era accompagnata in quei giorni a frequenti condizioni di nebbia da inversione che limitava di molto la radiazione solare sul mare. Lo si evince anche dal calo graduale della temperatura dell'aria, scesa al di sotto degli 0°C di alcuni decimi e per alcune ore la notte del 22-23, e poi in maniera significativa la notte del 24-25 gennaio.


Va detto che temperature di quasi -2°C in condizioni di calma di vento e senza un'avvezione fredda con Bora è un fenomeno davvero raro nella parte litoranea di Trieste, ancor di più sul mare. Le temperature del mare a 2m di profondità tra gli 8-9 °C rappresentano invece la norma climatica per il Golfo di Trieste a fine gennaio.


Valori orari di temperatura aria, umidità relativa, temperatura mare, velocità del vento e pressione atmosferica registrati presso la stazione meteorologica del Molo Fratelli Bandiera a Trieste da ARPA FVG.


Ma allora com'è possibile che tale situazione meteorologica, in assenza di un'ondata di freddo intenso, possa aver portato ad un fenomeno così eccezionale quale il congelamento della superficie marina del Golfo di Trieste per decine di chilometri quadrati?


Il Prof. Franco Stravisi del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Trieste, ora Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze, allora docente di Oceanografia e Meteorologia, analizzò il fenomeno grazie ai dati forniti dalle stazioni meteomarine automatiche ed ai dati manuali raccolti dal personale dell'Istituto Nautico triestino e pubblicò i risultati in un rapporto interno.


Ho potuto recuperare quei dati e ripropongo aggiornati alcuni dei grafici che il Prof. Stravisi aveva elaborato a suo tempo. Iniziamo con il primo che mostra la tipica situazione da inversione termica. La temperatura a 33 metri di quota (sul tetto dell'Istituto Nautico) era di -1°C mentre a 4 m dal suolo (stazione porto Lido) era di -2°C. La temperatura dell'aria a pochi cm dalla superficie marina era di -2.6°C.


il profilo della temperatura dell'aria e del mare misurate tra 33 m e -20 m nel Golfo di Trieste


La temperatura del mare fu misurata dal personale dell'Istituto Nautico, integrati nei due grafici con quelli misurati dalla stazione meteomarina dell'allora DST a Porto Lido. Si vede come sul fondo del Golfo di Trieste tra i 15 e 20 m ci fossero 9°C, mentre il profilo della temperatura passasse a 8.5°C a 2 m di profondità e a 7.5 m a 30 cm per poi scendere bruscamente a 0°C appena al di sotto della superficie.


Fu misurata anche la salinità superficiale che risultò relativamente bassa a 31-32 psu (unità di salinità pratica) equivalenti a 31-32 grammi di sale per chilogrammo di acqua marina. Per effetto della salinità il mare congela a temperature inferiori a 0°C. Questa caratteristica si definisce abbassamento crioscopico, ed è il motivo per il quale si usa il sale sulle strade per allontanare il rischio di ghiaccio sull'asfalto.


A 35 psu, salinità mediamente riscontrabile nel Golfo di Trieste, l'acqua marina congela a -1.93°C mentre il 25 gennaio 1999 ne sarebbero bastati -1.7°C, valore ampiamente raggiunto e superato secondo i dati misurati quel giorno nel primo strato superficiale di 1 cm.


Il dettaglio del profilo della temperatura del mare nei primi due metri di profondità il 25 gennaio 1999


Ecco quindi che il particolare e raro fenomeno si verificò in condizioni meteorologiche del tutto particolari:

1) assenza di un'avvezione fredda tipica dell'Alto Adriatico;

2) condizioni di calma di vento pressochè totali dovute alla presenza di un possente anticiclone subtropicale caratterizzato da aria mite e secca in quota;

3) Elevata umidità relativa e presenza di nebbie sulla superficie marina che, stante la calma di vento ed il mare piatto, hanno verosimilmente contribuito a fornire un deposito superficiale di acqua dolce sulla superficie marina. L'acqua dolce, a parità di temperatura, è meno densa dell'acqua salata e tende a stratificare in superficie. I bassi valori di salinità misurati quel giorno confortano tale ipotesi, non essendosi verificati nelle settimane precedenti precipitazioni significative che avrebbero potuto sversare nel Golfo di Trieste acqua dolce dai fiumi.


Lo spessore del ghiaccio, ancora presente in tarda mattinata nei bacini antistanti la Pescheria, la Stazione Marittima ed il Molo Audace, si estese verso Grignano ed il porto di Aurisina in forma abbastanza compatta, per poi assottigliarsi verso Sistiana. In alcuni tratti il ghiaccio fu così spesso da riuscire a reggere il peso dei gabbiani che ci camminavano sopra, come riportato da diverse testimonianze.


L'analisi di vecchie cartoline e fotografie del passato fa parte del progetto Altri Tempi promosso dal Museo della Bora in collaborazione con l'Immaginario Scientifico


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Bibliografia:


Stravisi F. (1999) Il mare gelato a Trieste il 24 e 25 gennaio 1999. Rapporti Dip. di Scienze della Terra, UniTS OM-Oceanografia e Meteorologia - 29/01/1999


Colucci R.R. (2000) Bollettino della Stazione Meteorologica di Borgo Grotta Gigante. Suppl. di

Atti e memorie, Comm. Grotte E. Boegan. Ed. SAG-CAI Trieste, pagg.48


Archivi radiosondaggi da portale Meteonetwork https://www.meteonetwork.it/radiosondaggi/storico.php


Il Piccolo, Giornale di Trieste. Archivio Storico

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